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Metà Anguilla, metà Pellicano - Eurypharynx pelecanoides

Immagine del redattore: Damiano Furlan
Damiano Furlan
16 ore fa
Tempo di lettura: 6 min

"Conosciamo più cose sull'universo, sullo spazio e su tutto ciò che sta al di sopra delle nostre teste piuttosto di ciò che si cela nelle profondità degli abissi".

Questa semplice frase, il cui concetto è stato riproposto più e più volte in forme differenti, incarna perfettamente la nostra estrema ignoranza verso ciò che realmente popola gli abissi più sperduti degli oceani.

Bene o male abbiamo un'idea di che genere di animali vive in questa particolare regione: pesci dalle morfologie inquietanti, presumibilmente di dimensioni colossali, nonché caratterizzati da un simpatico mix di denti aguzzi e lanterne alimentate a bioluminescenza.

Questi particolari ambienti costituiscono ancora oggi un'autentica miniera d'oro per la ricerca scientifica, visto che in larghissima parte sono ancora completamente inesplorati, dunque ricolmi di chissà quante specie del tutto ignote.

Immergiamoci dunque nelle profondità più oscure dell'oceano, alla ricerca della leggendaria anguilla pellicano, le cui caratteristiche possono mettere a dura prova l'immagine che abbiamo di questi luoghi tanto remoti quanto inaccessibili del pianeta Terra!


Diffusione Geografica e Habitat

Fig. 1.1
Fig. 1.1

Prima di scoprire quali sono le caratteristiche così orrorifiche di questa specie, credo sia indispensabile capire il luogo in cui prospera.

La sua diffusione geografica è estremamente ampia, andando ad interessare la quasi totalità dell'Oceano Atlantico, Pacifico e Indiano, ad esclusione delle aree in prossimità del Polo Nord e Polo Sud.


Per quanto concerne l'habitat, invece, gli esemplari di E. pelecanoides prediligono acque temperate e tropicali (ecco dunque perché non sono diffusi in ambienti particolarmente freddi), ad una profondità che varia da 500 fino a 7'645 metri di profondità, anche se la media si attesta sui 1'200 - 1'400 metri, orbitando dunque fra la zona mesopelagica e quella batipelagica.


Riuscire a sopportare simili pressioni è semplicemente impensabile per noi esseri umani: qualsiasi organismo che vive stabilmente in queste aree deve presentare degli adattamenti estremamente particolari per sopravvivere!

Naturalmente, trovandoci negli abissi oceanici, qui la luce arriva a fatica, rendendo questi luoghi estremamente oscuri e piuttosto poveri di nutrienti…

L'anguilla pellicano, tuttavia, sembra aver trovato un modo per sopperire a queste carenze, evolvendo caratteri del tutto inaspettati!


Fig. 1.2
Fig. 1.2

Fig. 1.1: Rappresentazione schematica della suddivisione dell'oceano in base alla profondità - Crediti: Capmo (CC BY-SA 3.0).

Fig. 1.2: Per poter esplorare le profondità oceaniche è necessario l'impiego di attrezzature e strumentazioni estremamente sofisticate, come si può vedere in questa foto, raffigurante un veicolo subacqueo (Deep Discoverer) immerso nelle acque a largo di Porto Rico - Crediti: NOAA.


Un aspetto... terrificante!

Fig. 1.3
Fig. 1.3

Appartenente all'ordine Saccopharyngiformes, nonché alla famiglia Eurypharyngidae, Eurypharynx pelecanoides, chiamata comunemente in italiano "anguilla pellicano", oppure in inglese "pelican eel", presenta un corpo dalla forma stretta e allungata, proprio come un'anguilla (nonostante non rientri esattamente nel loro gruppo), più larga verso la testa, restringendosi sempre di più a mano a mano che si raggiunge la parte terminale, concludendosi a punta.

Curioso notare che questa specie risulta sprovvista della pinna caudale, mentre quella pettorale dimensionalmente ridotta.


Fig. 1.4
Fig. 1.4

Di colore nero nella sua interezza, la superficie del corpo risulta liscia, vista l'assenza di squame.

Le dimensioni che può raggiungere in vita sembrano essere piuttosto variabili: sebbene alcune fonti parlino di una lunghezza massima che si attesta sui 75 centimetri, con una media intorno ai 50, altre fonti parlano invece di una lunghezza massima che supera largamente il metro, raggiungendo persino il metro e ottanta!

Una cosa è certa: rispetto alle dimensioni medie dei pesci abissali, l'anguilla pellicano di certo non passa inosservata.


Fig. 1.5
Fig. 1.5

Non appena si osserva una qualsiasi immagine dell'anguilla pellicano, l'attenzione ricade inevitabilmente sul tratto più caratteristico di questa specie, ovvero la bocca!

Dotata di piccoli denti, durante il nuoto vero e proprio resta chiusa, passando così inosservata (di base non è un'abile nuotatrice, figuriamoci se tiene la bocca costantemente aperta), tuttavia, una volta spalancata, la sua apertura può raggiungere persino i 60 centimetri di lunghezza, fermo restando che le dimensioni variano in base alla grandezza dell'esemplare, in ogni caso sproporzionate rispetto al suo corpo.

Ad accentuare ancor più questo effetto c'è la stessa faringe ampiamente estensibile la quale, riempiendosi di acqua, si allarga fino a formare una sorta di sfera, al cui interno possono venire inglobate prede anche piuttosto consistenti.


Analizzata la sua peculiarità principale, risulta più chiaro il significato che si cela dietro al suo nome scientifico!

"Eurypharynx" altro non è che la fusione di "eurys", parola greca che significa "lunga" e "pharyngx", ovvero "faringe", letteralmente dunque "lunga faringe"; mentre, per quanto riguarda l'epiteto specifico "pelecanoides", è un chiaro riferimento ai pellicani, dotati di un sacco golare talmente estensibile da eguagliare quello di Eurypharynx.


Fig. 1.6
Fig. 1.6

Fra i tanti adattamenti che l'anguilla pellicano può presentare, una delle più tipiche degli organismi abissali è senz'altro la bioluminescenza!

A differenza di altri organismi che presentano l'organo dotato di bioluminescenza sulla fronte, solitamente sorretto da un filamento a mo' di lanternino (come può essere il famoso Melanocetus johnsonii), E. pelecanoides invece lo possiede all'estremità opposta, vale a dire sulla punta della coda.


Fig. 1.7
Fig. 1.7

Analogamente a tanti altri pesci abissali, la motivazione principale per cui questa specie ha sviluppato un organo simile sarebbe da ricondurre alla caccia: la presenza di luce in un ambiente così buio permette di attirare l'attenzione delle future prede.


Fig. 1.8
Fig. 1.8

Nonostante l'aspetto di questo organismo sembri assolutamente unico nel suo genere, in realtà esistono altre specie capaci di eguagliarlo (almeno in parte), come ad esempio l'anguilla inghiottitrice, chiamata scientificamente come Saccopharynx ampullaceus, oppure in inglese "gulper eel".

Le differenze con E. pelecanoides sono diverse: oltre allo stesso areale in cui prospera, nettamente inferiore in S. ampullaceus, visto che è limitato soltanto alla regione settentrionale dell'Oceano Atlantico, le dimensioni che può raggiungere la sua apertura boccale sono nettamente inferiori, risultando sicuramente meno scenografiche.

Appartenenti al genere Saccopharynx possiamo trovare diverse specie differenti, fra cui S. berteli, S. thalassa, S. paucovertebratis e diverse altre.


Fig. 1.3: Esemplare conservato di Eurypharynx pleecanoides, la cosiddetta "anguilla pellicano" - Crediti: Alexei Orlov (CC BY 3.0).

Fig. 1.4: Esemplare conservato con la bocca aperta e la faringe estesa - Crediti: Ángeles Armesto (CC BY 3.0).

Fig. 1.5: dettaglio della testa di E. pelecanoides: in questa foto si riesce chiaramente a vedere le ossa che compongono la bocca e come appaiono durante le prime fasi di apertura di quest'ultima - Crediti: David Shale (CC BY 4.0).

Fig. 1.6: (Sinistra): Esemplare di pellicano australiano (Pelecanus conspicillatus) con la bocca aperta - Crediti: Paul Sunman (CC BY-SA 4.0).

(Destra): Esemplare di Pelecanus crispus - Crediti: Isiwal (CC BY-SA 4.0).

Fig. 1.7: (Sinistra): Esemplare di E. pelecanoides scannerizzato a raggi x: risulta lampante l'estensione delle ossa della mascella rispetto al resto del corpo - Crediti: Sandra Raredon/Smithsonian Institution.

(Destra): Esemplare conservato di E. pelecanoides - Crediti: Sandra Raredon/Smithsonian Institution.

Fig. 1.8: Rappresentazione artistica di Saccopharynx ampullaceus.


Etologia e stile di vita

Fig. 1.9
Fig. 1.9

Grazie all'analisi di diversi esemplari pervenutici, nonché a diverse ricerche sul campo, siamo riusciti a scoprire qualcosa in più sulle loro abitudini di vita.

Innanzitutto partiamo con il dire che questa specie presenta la differenziazione maschio-femmina, il cui dimorfismo sessuale si concentra in particolar modo sull'apparato olfattivo, più sviluppato e visibile nei maschi rispetto alle femmine.

Secondo le ricostruzioni, una volta che gli esemplari raggiungono la maturità sessuale, questi cessano di nutrirsi, fatto che sembra essere confermato dal rinvenimento di stomaci ormai atrofizzati in esemplari maturi, chiudendo il ciclo della loro vita con un solo evento di riproduzione (sono ovipari).


Parlando di dieta, visto l'ambiente in cui prospera, di certo l'anguilla pellicano non può permettersi di fare troppo la schizzinosa, finendo per nutrirsi di una certa varietà di organismi: pesci vari, calamari e crostacei, le cui dimensioni possono essere anche piuttosto importanti, visto l'enorme volume d'acqua che può racchiudere all'interno della sua bocca!


Fig. 1.9: (Sopra): Modello di E. peleacanoides presente presso il Museo di Storia Naturale di Londra, Inghilterra - Crediti: Emőke Dénes (CC BY-SA 4.0).

(Sotto): Dettaglio della testa di un modello di E. peleacanoides presente presso il Museo di Storia Naturale di Londra, Inghilterra - Crediti: Emőke Dénes (CC BY-SA 4.0).


Stato di conservazione

Sancire con una certa sicurezza lo stato di conservazione di organismi che vivono in aree così remote e inaccessibili è, naturalmente, molto complesso.


Fig. 1.10
Fig. 1.10

Nonostante questi limiti fisici inevitabili, l'IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), ha classificato E. pelecanoides come "Least Concern", dunque "Rischio Minimo", specificando che al momento non sono note possibili minacce che possano andare a minare la sua stabilità.

Nonostante questa carenza di informazioni, c'è senz'altro da sperare che l'inquinamento ormai pervasivo dei mari e degli oceani dovuti alle attività antropiche non vadano a minare la loro stessa esistenza.


Fig. 1.10: (Sopra): Fotografia raffigurante una larva di E. pelecanoides. La scala di misurazione sulla destra è lunga 5 mm - Crediti: Jan Y. Poulsen, Michael J. Miller, Tetsuya Sado, Reinhold Hanel, Katsumi Tsukamoto, Masaki Miya (CC BY 4.0).

(Sotto): Rappresentazione artistica classica dell'anguilla pellicano - Crediti: Henri Fihol.


Fonti:

  • Michael J. Ghedotti et. al. Anatomy and Evolution of Bioluminescent Organs in the Gulper Eels (Anguilliformes: Saccopharyngoidea) - Ichthyology & Herpetology

  • IUCN Red List (Eurypharynx pelecanoides - Saccohparynx ampullaceus)

  • Animalia - Pelican eel

  • Fishes of Australia - Pelican Eel, Eurypharynx pelecanoides

  • WoRMS - Woeld Register of Marine Species

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