Le piante fantasma - Monotropa uniflora e la sua banda di spettri
- Damiano Furlan

- 13 set 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Il regno vegetale, dopo aver colonizzato le terre emerse ancora centinaia di milioni di anni fa, si è ben presto dimostrato una fucina di diversità morfologica, alle volte più spiccata e curiosa del regno animale stesso.
Spesso siamo portati a pensare che le piante, o vegetali che dirsi voglia, presentino tutte un caratteristico colore verde, localizzato soprattutto nelle foglie qualora si parli di alberi a fusto legnoso, oppure nella loro interezza, nel caso di specie a fusto erbaceo.
Nonostante il colore delle foglie possa variare naturalmente in base alla fase di sviluppo della pianta stessa, delle foglie o della specie (piante come l'acero rosso, Acer rubrum, presenta infatti delle foglie di colore rosso), ve n'è una in particolare, piuttosto modesta delle dimensioni, che si è adattata ed evoluta in maniera sostanzialmente diversa da ciò che comunemente intendiamo "vegetale"...
Venite dunque anche voi a scoprire la cosiddetta "pianta fantasma"!.
Habitat e diffusione

La pianta fantasma, nota anche solo come fiore fantasma, oppure in inglese come "ghost plant" o "Indian pipe", battezzata scientificamente come "Monotropa uniflora", appartiene all'ordine Ericales e alla famiglia delle Ericaceae, raggruppamento a cui appartengono numerosissime specie peculiari.
Parlando di diffusione geografica, questa specie è diffusa in diverse aree del mondo, fra cui Nord America, parzialmente in quella del sud, nonché in alcune regioni temperate in Asia. Le foreste umide, caratterizzate da una fitta vegetazione, tale da consentire un elevato ombreggiamento sono fra gli habitat prediletti da Monotropa uniflora, visto che non gradisce una elevata esposizione solare.
Fig. 1.1: Esemplare di Monotropa uniflora - Crediti: Walter Siegmund (CC BY-SA 3.0).
Descrizione morfologica

L'aspetto esteriore di questa specie è assolutamente modesto, ma non per questo meno peculiare: alta in genere fino ad un massimo di 30 centimetri, anche se in genere può essere anche più piccola, presenta una colorazione bianca-trasparente in ogni suo anfratto: stelo, foglie, fiori, tuttavia in alcuni casi può sviluppare delle sfumature o dei dettagli di colore rosa chiaro o più accentuato, quasi tendente al rosso, oppure ancora neri.
Le foglie, di dimensioni piuttosto piccole (anche pochi millimetri), non sono come spesso le intendiamo noi, dunque unite al fusto o ai rami mediante un picciolo, bensì si sviluppano direttamente da esso, apparendo dunque come squamose; per quanto concerne i fiori, ogni stelo ne presenta uno alla sua sommità, difficilmente rivolto verso l'alto, in quanto il più delle volte è inclinato verso il suolo, lunghi in genere 1,5-2 centimetri e dotati di una manciata o poco di più di petali e una decina di stami.
Una volta avvenuta l'impollinazione, svolta in prevalenza dai bombi, si sviluppa il frutto, avente una forma globosa-ovale e di colore marroncino chiaro.

Fig. 1.2: Esemplari di Monotropa uniflora che crescono presso il Penwood State Park nel Connecticut - Crediti: Sage Ross (CC BY-SA 3.0);
Fig. 1.3: (Da sinistra a destra):
Svariati esemplari di M. uniflora fotografati presso Puget Sound, Washington - Crediti: Jrg1000;
Fotografia scattata vicino a Kearney in Ontario, Canada, raffigurante un fiore di M. uniflora - Crediti: Andrejs Verlis (CC BY-SA 4.0);
Esemplari di M. uniflora che mostrano una colorazione rosata - Crediti: Magellan nh (CC BY 3.0);
Esemplari essiccati di M. uniflora fotografati in Pennsylvania - Crediti: Sdetwiler (CC BY-SA 4.0).
Fotosintesi? Acqua passata!
Fra gli elementi che distinguono in maniera sostanziale il regno animale da quello vegetale troviamo sicuramente il metodo con cui gli uni e gli altri si nutrono: gli animali sono tipicamente di natura eterotrofa, dunque traggono gli elementi indispensabili per crescere e svolgere le funzioni biologiche elementari da altri organismi, siano essi animali o vegetali, nel mentre le piante sono tipicamente autotrofe, quindi traggono nutrimento da sole, senza la necessità di dover nutrirsi di altri organismi, bensì con l'ormai famosissimo processo noto come fotosintesi clorofilliana.

Questo processo, indispensabile per le piante, viene svolto da un organello in particolare presente soltanto nelle cellule vegetali, chiamato cloroplasto, al cui interno è presente uno dei pigmenti più importanti delle piante, ovvero la clorofilla, che dona alle foglie il caratteristico colore verde.
Ovviamente, in quanto Monotropa uniflora ne risulta sprovvista, non potrà assumere una colorazione verde.
Ma dunque, visto che non svolge la fotosintesi come normalmente avviene nelle piante, come si nutre?
Sebbene il suo aspetto possa apparire come caduco, debole o comunque del tutto innocente, il modo con cui si nutre è tutt'altro che "innocente", in quanto presenta una particolare forma di parassitismo, nota come mico-eterotrofia.

Cosa sia la mico-eterotrofia la si può già intuire analizzando la parola stessa: derivante dalla fusione di tre parole greche, ovvero "mico", che significa fungo, "etero", ovvero diverso e "trofia", nutrimento, essa consiste essenzialmente in una relazione in cui la pianta che la mette in atto trae nutrimento in maniera non autonoma, come con il sole, ma tramite lo sfruttamento di organismi terzi, nella fattispecie i funghi micorrizici, membri della famiglia delle Russulaceae.
Un aspetto curioso di questa relazione è che, i funghi parassitatati da M. uniflora, traggono a loro volta nutrimento da altri alberi, come ad esempio i faggi o altre specie, dunque, in un certo senso, uniflora comunque è strettamente legata al processo di fotosintesi, senza tuttavia svolgerla direttamente.
Fig. 1.4: (Sinistra): struttura schematizzata della composizione di una cellula vegetale - Crediti: LadyofHats
(Destra): Raffigurazione semplificata della struttura esterna e interna dei cloroplasti - Crediti: Chiswick Chap (CC BY-SA 4.0).
Fig. 1.5: Fotografia raffigurante le radici mico-eterotrofe di Monotropa uniflora con un micelio di Russula brevipes - Crediti: Martin Bidartondo (CC BY-SA 3.0).
uniflora e le sue compagne

Monotropa uniflora, sebbene sia la specie più "famosa", per quanto concretamente possa esserlo al lato pratico, visto che non risulta nemmeno particolarmente studiata, il medesimo genere di appartenenza presenta invero altre specie piuttosto simili, sebbene ognuna con le proprie peculiarità.
Ecco dunque che all'interno del genere Monotropa possiamo trovare Monotropa hypopitys, differente da uniflora soprattutto per quanto concerne la sua pigmentazione, visto che il colore preponderante è il bianco-giallo, con alcuni dettagli rossicci, concentrati soprattutto sulle foglie.
In termini morfologici risulta piuttosto simile a M. uniflora: foglie squamose, altezza massima intorno ai 30 centimetri e fiori inclinati verso il basso. Quest'ultimo, elemento, tuttavia, risulta leggermente differente: In M. uniflora all'apice di ogni fusto è presente un singolo fiore, mentre in M. hypopitys alla sommità di ogni fusto è possibile trovarne diversi, riuniti fra loro fino anche a 15.


Un'altra specie membro è Monotropa coccinea, la cosiddetta "red indian pipe" in inglese, diffusa in America centrale, in stati come Messico, Nicaragua, Costa Rica e Colombia, morfologicamente ben diversa e immediatamente riconoscibile dalle altre due, in quanto uniflora e hypopitys potevano presentare qua e la delle colorazioni rossicce, tuttavia sempre con una preponderanza di bianco/giallo, mentre in M. coccinea il fusto è di una colorazione rosso accesa nella sua interezza.
Fig. 1.6: Raffigurazione artistica di Monotropa hypopitys - Crediti: Carl Axel Magnus Lindman
Fig. 1.7: (Da sinistra a destra):
Esemplari di M. hypopitys su un prato muschioso - Crediti: Ireen Trummer - Crediti: CC BY-SA 3.0);
Esemplare di M. hypopitys impollinato da un'ape - Crediti: Magellan nh (CC BY 3.0);
Dettagli dei fiori raccolti nella sommità di un fusto - Crediti: Jean-Jacques HOUDRÉ (CC BY-SA 4.0).
Fig. 1.8: Esemplari di Monotropa coccinea - Crediti: Daniel Pineda Vera (CC BY 4.0).
Parassiti fungini e dove trovarli

Gli esponenti del genere Monotropa non sono gli unici a presentare un comportamento trofico simile, bensì è possibile trovarne diversi altri, tutti quanti piuttosto sconosciuti al grande pubblico, nonché poco studiati ed approfonditi dalla ricerca stessa, come ad esempio Hemitomes, di cui è nota la specie Hemitomes congestum, chiamata in inglese "gnome plant", particolarmente rara, è diffusa in Nord America, in stati come California, Oregon e Washington, ma anche in Canada, nella Columbia Britannica, prediligendo ambienti come foreste di conifere, ma non solo, situate dai 30 fino ai 2700 metri di altitudine, caratterizzate da elevata umidità e ombreggiamento.

Dall'altezza piuttosto esigua, come un po' tutte le specie fin d'ora citate, presenta un colore tipicamente bianco con sfumature rosate più o meno accese, con un fusto particolarmente ingrossato alla base, ramificandosi in molti steli, ai cui apici sono presenti i fiori, formando un vero e proprio cuscino.
Di seguito troviamo Monotropastrum, genere di piante mico-eterotrofe, di cui è nota ad
esempio la specie Monotropastrum humile, diffusa in numerosi stati dell'Asia, come Cina, Giappone, Corea, Myanmar, Thailandia e diversi altri.

Un ulteriore specie è Pityopus californicus (nota in inglese come California Pinefoot), diffusa nella costa occidentale degli Stati Uniti, in Oregon e Washington, nonché la California (da cui trae proprio il suo nome), possiede dimensioni sensibilmente minori rispetto a quelle citate fino ad ora: intorno a qualche centimetro di altezza fino ad un massimo di dieci. Anche in questo caso, gli ambienti prediletti sono le foreste ombreggiate e umide, fino ad un massimo di 1800 metri di altitudine.
Fig. 1.9: Esemplare di Hemitomes congestum fotografata presso la Prairie Creek Redwoods State Park in California, negli Stati Uniti - Crediti: Alan Rockefeller (CC BY-SA 4.0).
Fig. 1.10: Fotografia raffigurante degli esemplari di Monotropastrum humile - Crediti: Daiju Azuma (CC BY-SA 2.5).
Fig. 1.11: Fotografia raffigurante un esemplare di Pityopus californicus - Crediti: Alan Rockefeller (CC BY 4.0).
Crediti immagine di copertina: Sage Ross (CC BY-SA 3.0) Reduced.
Fonti:
Royal Botanic Gardens
U.S. Forest Service
Enciclopedia Britannica - Indian Pipe








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