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Crocodilomorfi nel paese del Calmo Mattino - Le orme fossili di Batrachopus

Immagine del redattore: Damiano Furlan
Damiano Furlan
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Tempo di lettura: 6 min

Apprezzare nel profondo una nazione del mondo significa non limitarsi soltanto a studiarla e comprenderla così come la vediamo oggi, dunque ad una sfera prettamente umana: è indispensabile concentrarsi anche e soprattutto sull'ambito naturalistico in senso lato, sia contemporaneo, sia paleontologico, scoprendo le sue radici più profonde.

Ogni qual volta che ci addentriamo nella storia profonda di ciascun stato, infatti, è inevitabile restare colpiti da quanto, uno stesso territorio, possa evolversi e modificarsi nel corso delle ere geologiche!

Nel caso specifico della Corea abbiamo avuto modo di analizzare già tre specie differenti di dinosauro che prosperavano in quelle aree, tuttavia, grazie alla ricerca, abbiamo scoperto che sempre in quelle zone vivevano persino degli enigmatici coccodrilli dalle caratteristiche piuttosto inusuali per i nostri standard odierni...

Lasciate che vi presenti Batrachopus grandis!


Inquadramento temporale

Fig. 1.1
Fig. 1.1

Per riuscire ad osservare dal vivo queste curiose creature dobbiamo compiere un viaggio a ritroso nel tempo, fino ad arrivare al lontano Cretacico, stagliatosi da 145,0 a 66,0 milioni di anni fa.

Questa fase della storia della Terra, ormai, abbiamo avuto modo di conoscerla piuttosto approfonditamente grazie a questa serie sul passato geologico della Corea, visto che tutte e tre le specie principali di dinosauro provenienti da questa nazione (Doolysaurus huhmini, Koreanosaurus boseongensis, Koreaceratops hwaseongensis), provengono proprio da questa fase, anche se non è detto che i relativi rappresentanti si siano mai incrociati, dato che il Cretacico è un periodo piuttosto lungo.

Tornando a noi, le orme in questione sembrano essere datate al Cretacico inferiore, in particolar modo durante l'Aptiano (125 - 113 milioni di anni fa).


Fig. 1.1: Mappa paleogeografica raffigurante la disposizione delle terre emerse durante il Cretacico, intorno a 105 milioni di anni fa - Crediti: Scotese, Christopher R.; Vérard, Christian; Burgener, Landon; Elling, Reece P.; Kocsis, Ádám T. - "Phanerozoic-scope supplementary material to "The Cretaceous World: Plate Tectonics, Paleogeography, and Paleoclimate (CC BY 4.0).


Luogo del ritrovamento

Fig. 1.2
Fig. 1.2

Ora che abbiamo compreso il periodo in cui vissero questi misteriosi organismi preistorici, diamo un quadro generale del luogo in cui i ricercatori sono riusciti a scovare queste orme così singolari.

La nostra destinazione, anche in questo caso, è il cosiddetto "paese del calmo mattino", vale a dire la Corea del Sud, nazione notoriamente ricca di sorprese in ambito naturalistico e paleontologico, soprattutto grazie alla scarsa copertura mediatica dei suoi reperti.

L'area interessata da questo ritrovamento è situata nel sud del paese, facente parte della provincia di Gyeongsang Meridionale (경상남도), in particolar modo nel territorio della città municipale di Sacheon (사천), trovandosi a relativamente poca distanza dalla città vera e propria.

Da un punto di vista geologico, invece, i resti appartengono alla Formazione Jinju, formatasi nel Cretacico, nelle cui rocce sono stati scovati numerosissimi reperti fossili di piante, pesci, artropodi vari, molluschi ma soprattutto diversi icnofossili!


Fig. 1.3
Fig. 1.3

Fig. 1.2: Mappa geografica raffigurante la Corea del Sud: l'area in grigio scuro rappresenta la provincia di Gyeongsang Meridionale, mentre la parte rossa la città municipale di Sacheon - Crediti: Dmthoth (CC BY-SA 3.0).

Fig. 1.3: Affioramento della formazione Jinju presso la città di Jinju, Corea del Sud - Crediti: Dittwjfsdgkvkdjg (CC BY-SA 3.0).


Niente ossa, solo orme

Ogni qual volta che una scoperta paleontologica viene portata alla luce, nel nostro immaginario collettivo ci aspettiamo di vedere chissà quali ossa o resti di organismi ormai perduti per sempre, elementi senz'altro indispensabili per poter ricostruire l'aspetto dell'animale in vita e, da esso, tutta una serie di caratteristiche relative, come può essere l'etologia (dunque il suo comportamento e/o stile di vita).


Fig. 1.4
Fig. 1.4

A discapito di questa visione troppo rosea di ciò che in realtà lo studio della paleontologia rappresenta, la natura non è di certo sempre così generosa nei nostri confronti, visto che non sono nuovi i casi in cui specie estinte siano conosciute soltanto grazie alle testimonianze indirette che hanno lasciato durante la loro permanenza sulla Terra, come può essere lo sterco fossilizzato (i cosiddetti coproliti), oppure ancora le famose impronte fossilizzate lasciate dal loro passaggio in una determinata area.


La tipologia di reperti in questione prendono il nome di "icnofossili", costituenti appunto testimonianze indirette del loro passaggio, studiate da un'apposita disciplina: la paleoicnologia.

Per l'ambito scientifico è comunque importante classificare questi resti, ecco perché i paleontologi hanno istituito dei taxa specifici per questo ambito, come ad esempio "ichnogenere" al posto di "genere" o "ichnospecie" al posto di "specie".


Fig. 1.4: (Sopra): Tracce fossilizzate datate al Cambriano lasciate da Climactichnites rinvenute nel Wisconsin centrale - Crediti: Kennethcgass;

(Sotto): Coprolite di grandi dimensioni prodotto da un dinosauro carnivoro, rinvenuto in Dakota del Sud - Crediti: Poozeum (CC BY-SA 4.0).


Impronte arcaiche

Ora che abbiamo compreso in cosa consista questo particolare genere di reperti, vediamo da più vicino cosa possono raccontarci queste impronte lasciate sul paleo-suolo coreano!

Fig. 1.5
Fig. 1.5

Partiamo subito con il dire che la scoperta in questione è stata pubblicata da Kyung so Kim et al. l'11 giugno del 2020 sulla rivista scientifica "Scientific Report".


Secondo quanto affermato dai ricercatori in questo studio, le orme fossili che si sono rinvenute sarebbero ascrivibili ad un particolare crocodilomorfo (crocodylomorpha), chiaramente differente da quelli a cui siamo abituati oggigiorno, essenzialmente per una motivazione: non era quadrupede, bensì bipede!


Nonostante questa classificazione, in un primo momento si pensava che le orme prese in esame fossero state lasciate da alcuni pterosauri, ipotesi in seguito scartata visto che, da ciò che si presume, questo gruppo di animali avrebbe presentato in larga parte una locomozione quadrupede piuttosto che bipede.


Fig. 1.6
Fig. 1.6

Fig. 1.7
Fig. 1.7

Dall'osservazione di oltre 100 resti conservati soltanto in questo giacimento, la lunghezza delle orme varia dai 18 fino ai 24 centimetri, anche se la media si attesta intorno ai 21 centimetri (lunghi generalmente il doppio della larghezza, il cui tallone soltanto occupa intorno al 40% della sua stessa estensione), dimensioni che hanno permesso di stimare la lunghezza effettiva dell'organismo che le ha prodotte, aggirandosi dai 3 ai 4 metri.


Questi crocodilomorfi, inoltre, presentavano una postura plantigrada, ciò significa che durante la deambulazione poggiavano l'intera pianta del piede a terra.

Parlando invece della loro classificazione, tutti i resti in questione sono ascrivibili ad un particolare ichogenere già noto in diverse altre parti del mondo, ovvero Batrachopus, di cui è stata istituita, peraltro, una nuova ichospecie, ovvero Batrachopus grandis!


Fig. 1.8
Fig. 1.8

Arrivati a questo punto è piuttosto probabile che vi sia sorta una domanda: come facciamo a sapere che Batrachopus grandis fosse effettivamente bipede se non possiamo analizzarne lo scheletro vero e proprio?

Quesito più che lecito!

Le ragioni che hanno portato i ricercatori a supporre un andamento di questo tipo risiede proprio nelle orme stesse: innanzitutto le impronte sono molto ravvicinate fra loro rispetto all'asse mediano, non presentando dunque un portamento più largo e "appiattito" tipico dei coccodrilli quadrupedi odierni; di seguito troviamo l'assenza della scia che avrebbe lasciato impressa la coda adagiata sul suolo durante la deambulazione, rimanendo così sollevata tutto il tempo; ultimo, ma non per importanza, l'attribuzione delle orme fossilizzate ai soli arti posteriori, rendendo così quelli anteriori liberi.


Fig. 1.9
Fig. 1.9

A differenza di altre orme fossilizzate appartenenti sempre a Batrachopus, quelle analizzate nello studio sono talmente ben conservate che, in alcuni casi, è persino possibile osservare impressa la texture della pelle!

Questa caratteristica tutto meno che trascurabile, unita alla rarità intrinseca di tracce fossili di crocodilomorfi in Asia, rende l'intera scoperta un evento più unico che raro!


Fig. 1.5: Kim, K.S., Lockley, M.G., Lim, J.D. et al. Trackway evidence for large bipedal crocodylomorphs from the Cretaceous of Korea. Sci Rep 10, 8680 (2020). https://doi.org/10.1038/s41598-020-66008-7 (CC BY 4.0) Reduced.

Fig. 1.6: Impronte fossili di Batrachopus grandis - Crediti: Seul Mi Bae.

Fig. 1.7: (Sopra): esemplare di Crocodylus acutus fotografato presso lo stato di Jalisco, in Messico - Crediti: Tomascastelazo (CC BY 3.0);

(Sotto): Particolare della pelle e degli arti inferiori di C. acutus - Crediti: Tomascastelazo (CC BY-SA 4.0).

Fig. 1.8: Ricostruzione paleoartistica di Batrachopus grandis, il famoso crocodilomorfo bipede coreano - Crediti: Dr. Anthony Romilio/Università del Queensland.

Fig. 1.9: Kim, K.S., Lockley, M.G., Lim, J.D. et al. Trackway evidence for large bipedal crocodylomorphs from the Cretaceous of Korea. Sci Rep 10, 8680 (2020). https://doi.org/10.1038/s41598-020-66008-7 (CC BY 4.0).


Crediti immagine di copertina:

  • Ricostruzione paleoartistica di Batrachopus grandis, il famoso crocodilomorfo bipede coreano - Crediti: Dr. Anthony Romilio/Università del Queensland.

  • Impronte fossili di Batrachopus grandis - Crediti: Seul Mi Bae.


Fonti:

  • Kim, K.S., Lockley, M.G., Lim, J.D. et al. Trackway evidence for large bipedal crocodylomorphs from the Cretaceous of Korea. Sci Rep 10, 8680 (2020). https://doi.org/10.1038/s41598-020-66008-7


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