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Le imperatrici del primordio - Apaturoides monikae

  • Immagine del redattore: Damiano Furlan
    Damiano Furlan
  • 17 ore fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Fra tutte le discipline ascritte allo sconfinato mondo delle scienze naturali, una, senza tema di smentita, la si può considerare fra le più impattanti e potenti, soprattutto per quanto concerne il profondo significato che porta con sé.

Riuscire a ricostruire l'evoluzione di interi rami dell'albero della vita è un lavoro che soltanto uno studio profondo e ragionato della natura e dei suoi meccanismi può portare alla luce.

Gli organismi al centro di questa incessante ricerca, tuttavia, non riguardano soltanto gli animali colossali vissuti nel tempo profondo, come parte dei dinosauri o della fauna preistorica più famosa, bensì anche organismi ben più piccoli e modesti, alcuni dei quali viventi tutt'oggi per mezzo dei loro successori.

Uno degli animali più apprezzati da noi esseri umani, soprattutto per le sue ali particolarmente curiose ed eleganti, sono senz'altro le farfalle, gruppo di organismi le cui radici evolutive non sono così famose come i loro rappresentanti odierni.

Scopriamo dunque un nuovo ritrovamento fossile rinvenuto qui in Europa, situato al di là delle Alpi italiane... Vi presento dunque Apaturoides monikae, un tassello fondamentale per lo studio di questi organismi!


Un ricco giacimento

Questa scoperta piuttosto importante è stata esposta in un articolo scientifico interamente dedicato realizzato da Rajaei et. al. (fra cui anche Torsten Wappler, ricercatore che abbiamo già sentito quando si era parlato delle formiche zombie infettate da Ophiocordyceps unilateralis, qui potete recuperarvi l’articolo), pubblicato in data 26 marzo 2026 su Acta Palaeontologica Polonica.


Fig. 1.1
Fig. 1.1

Come annunciato brevemente poc’anzi, per poterci recare nel sito fossilifero in cui si è scovata Apaturoides monikae bisogna superare le Alpi fino a giungere nel sud della Francia, nell’Alta Provenza, sul versante settentrionale del monte Lubéron, a sud del villaggio di Cèreste, luogo in cui è possibile trovare la formazione Campagne-Calavon, area del rinvenimento (protetta dal Lubéron National Geological Nature Reserve).


Fig. 1.2
Fig. 1.2

Questo luogo è senz’altro già noto da tempo ai ricercatori e appassionati del settore, grazie alle numerose scoperte in ambito paleontologico, basti pensare ad esempio ai resti fossilizzati di uccelli (risale ad esempio al 2021 la descrizione della specie Palaeogeranos tourmenti, ovvero una gru primitiva vissuta in queste aree), ma anche pesci, insetti, piante e molto altro, queste ultime ascritte a generi come Aspidium, Osmunda, Lygodium (felci), ma anche angiosperme e gimnosperme.


Il paleoambiente che si poteva osservare presso la formazione Campagne-Calavon era essenzialmente una tranquilla area lacustre, caratterizzata da acque poco profonde, nonché da concentrazioni altalenanti di salinità.


Secondo le analisi, questo giacimento sarebbe datato al periodo Paleogene, fra i 34 e i 28 milioni di anni fa (per l’esattezza dunque fra il Priaboniano e il Rupeliano).


Fig. 1.1: Fianco nord del onte Lubéron - Crediti: Szeder László (CC BY-SA 4.0).

Fig. 1.2: Carta geografica dei monti Lubéron, nonché ella loro localizzazione all'interno del territorio francese - Crediti: Bourrichon (CC BY-SA 3.0).


Un fossile strabiliante

Così come espresso chiaramente nell’articolo che descrive per prima questa specie, questo genere di organismi, come farfalle, falene, ma in generale insetti vari, specie se di piccole dimensioni, tendono a conservarsi più facilmente in ambra, piuttosto che sulla pietra, cosa che rende naturalmente la loro conservazione ancor più rara e complessa.


Fig. 1.3
Fig. 1.3

Nonostante questa tendenza, la natura è riuscita a compiere un mezzo miracolo, visto che Apaturoides monikae la si è scovata proprio su una lastra di pietra.

Sebbene la pubblicazione risalga soltanto a marzo del 2026, in realtà la storia di questo fossile comincia parecchio tempo prima, fino ad arrivare all’anno della sua scoperta, datata ancora al 1979, periodo in cui Herbert Lutz la scovò proprio fra le rocce di questo giacimento.


Fig. 1.4
Fig. 1.4

Da un punto di vista di classificazione scientifica questa specie appartiene alla superfamiglia Papilionoidea, alla famiglia Nymphalidae, nonché alla sottofamiglia Apaturinae, il cui olotipo venne battezzato “NHMMZ PE 2019/1-LS”.

Leggendo il nome del genere, ovvero "Apaturoides", risulta chiara la relazione tassonomica con "Apatura", unico genere di farfalle che ha delle forti somiglianze con questo esemplare, spesso chiamate come "farfalle imperatrici", sebbene la specie Junonia orithya presenti delle macchi oculari piuttosto simili.

In realtà A. monikae non può entrarvi a far parte, viste le differenze morfologiche delle ali, più ampie in Apatura rispetto al nuovo ritrovamento, tuttavia resta comunque una certa correlazione marcata fra i due.


Fig. 1.5
Fig. 1.5

Il fossile in questione, come si può ben vedere, presenta un livello di conservazione veramente notevole, visto che è possibile osservare in maniera integrale la maggior parte dell’organismo, con tanto di capo, torace, addome, buona parte delle zampe, parzialmente gli occhi, soltanto 4 segmenti dell'antenna destra e perfino le ali (quella a destra particolarmente più integra, quasi completa, rispetto a quella a sinistra, cosa che ha permesso ai ricercatori di ricostruire il suo aspetto integralmente).


Fig. 1.6
Fig. 1.6

Le ali, capaci di un’apertura alare intorno ai 9 centimetri, sono senz’altro l’autentico portento di questo fossile, visto che sono ben visibili tanto le nervature, quanto il pattern che presentava in vita, con striature più chiare e più scure a seconda della zona, nonché delle cosiddette “macchie oculari”, ovvero forme circolari di diverso colore presenti sulle ali, utilizzate talvolta magistralmente come forma di mimetismo, nonché per intimidire eventuali predatori (basti pensare alla specie Caligo idomeneus, la cosiddetta farfalla gufo).


La scoperta di questo fossile ha permesso di effettuare alcune considerazioni interessanti circa l’evoluzione di questo gruppo di farfalle: così come espresso nello studio che la descrive, Apatura si sarebbe diversificata intorno a 16 milioni di anni fa (questo secondo quanto affermerebbero le analisi molecolari), tuttavia Apaturoides monikae, appartenente alla sottofamiglia Apaturinae, sarebbe datato fra i 34 e i 28 milioni di anni fa, dunque parecchio tempo prima, cosa che ha senz’altro scardinato le idee che si avevano in merito, tanto che spinse i ricercatori a formulare due ipotesi, ancora da chiarire.

La prima suggerisce che le stime effettuate con analisi molecolari siano troppo recenti, avendo dunque la necessità di aumentare le stime precedenti; la seconda ipotesi invece afferma che i rappresentati del genere Apatura presentino caratteri morfologici più ancestrali di quello che si poteva immaginare.

Sebbene una quadra a questa questione non ci sia ancora, senz’altro ha permesso di rendere un po’ più chiara l’evoluzione di questo curioso gruppo di farfalle.


Fig. 1.3 - Fig. 1.4: Fossile di Apaturoides monikae, la nuova specie di farfalla rinvenuta in Francia - Crediti: HOSSEIN RAJAEI, TORSTEN WAPPLER, RIENK DE JONG, NIKLAS WAHLBERG, and MICHAEL S. ENGEL (CC BY 4.0) - Separate

Fig. 1.5: Fotografia raffigurante un esemplare odierno di Junonia otithya - Crediti: © 2016 Jee & Rani Nature Photography (CC BY-SA 4.0).

Fig. 1.6: Fotografia raffigurante un esemplare di Caligo idomeneus, la cosiddetta farfalla gufo - Crediti: Didier Descouens (CC BY-SA 3.0) BG Removed.


Un nome, una parentela

Ogni qual volta che una specie viene inserita all’interno del vastissimo mondo della conoscenza scientifica, i ricercatori non possono esimersi dall’associarne un nome ufficiale.

Il nome che è stato selezionato dagli studiosi per questa specie di farfalla arcaica possiede un misto fra relazioni filogenetiche e una persona molto cara al suo scopritore.

Ecco dunque che il genere è la fusione di "Apatura", ovvero un riferimento al genere di farfalle chiamato appunto "Apatura", alla quale è stata associata visto le caratteristiche analoghe, e di "eidḗs", traducibile con “simile a”, “legato a”, rimando dunque alla prima parte del nome, andando a costituire un senso comune traducibile come “simile ad Apatura”.

Il nome della specie, invece, ovvero "monikae", altro non è che un rimando al nome della moglie dello scopritore del fossile, chiamata proprio Monika, battezzata in onore del suo 70° compleanno.


Crediti immagine di copertina:

  • Fossile di A. monikae: Crediti: HOSSEIN RAJAEI, TORSTEN WAPPLER, RIENK DE JONG, NIKLAS WAHLBERG, and MICHAEL S. ENGEL (CC BY 4.0) - Separate.

  • Sfondo: Crediti: Szeder László (CC BY-SA 4.0).

  • Pianta di lavanda: Crediti: FrPFe (CC BY-SA 3.0) BG Removed.


Fonti:

  • An Early Oligocene Fossil Lagerstätten from the Lacustrine Deposits of the Luberon UNESCO Global Geopark - Geoconservation Re

  • Exceptionally preserved Oligocene emperor butterfly from France provides a new calibration point for Apaturinae evolution

  • Phys.Org - Researchers present first fossilized 'emperor' butterfly

  • Louchart, A., Duhamel, A. A new fossil from the early Oligocene of Provence (France) increases the diversity of early Gruoidea and adds constraint on the origin of cranes (Gruidae) and limpkin (Aramidae). J Ornithol 162, 977–986 (2021). 

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